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1 mar 2011

le terapie complementari

Da diversi anni mi applico nello studio delle terapie complementari (T.C) meglio conosciute con il termine improprio di alternative. Le mie competenze riguardano la pranoterapia o pranopratica, la moxibustione, la digitopressione. Ho appositamente creato questo blog per fornire una corretta informazione e conoscenza di queste tecniche che hanno origini antichissime tanto che è difficile risalire ad una datazione, provengono dalla cultura orientale e possono essere molto efficaci per trattare diversi disturbi in particolare modo dell’apparato osteomuscolare dove agiscono con  funzione antalgica, cioè eliminano il dolore, e per problematiche di origine nervosa ed emotiva.
Queste terapie sono del tutto naturali, non sono lesive né invasive, in quanto si avvalgono: dell’imposizione delle mani, del massaggio, della pressione delle dita o come nel caso della moxa di applicazione di erbe, (artemisia vulgaris) riscaldando i punti di agopuntura a pochi cm di distanza dalla cute, esse non sostituiscono la medicina laddove è necessaria, ma sono di supporto, se abbinate alle cure mediche con le quali si integrano benissimo facilitano la guarigione, alleviano gli stati dolorosi e abbreviano i tempi di ripresa fisica. Alla base di ogni terapia complementare sta un concetto comune fondamentale: la malattia non è vista solo come un sintomo da eliminare, ma come un segnale ad una necessità più profonda. Perciò l’operatore non si limiterà a togliere il dolore o il disturbo ma analizzerà insieme alla persona gli aspetti che sono poi sfociati in malattia, facendola partecipe attiva, la quale si dovrà impegnare a valutare il proprio stile di vita, le abitudini alimentari, il contesto sociale ed emotivo in cui vive. Pertanto sconsiglio un uso fai da te di queste tecniche, sebbene abbiano pochissime controindicazioni, va sempre valutato caso per caso e vanno praticate da professionisti e meglio se concordate con il medico curante, ma in nessun caso vanno sospese le cure mediche in atto qualora ve fossero.

*Nota informativa tutte le terapie complementari in genere, prevedono che i punti vengano trattati per un minimo di 3 minuti ad un massimo di 8, a giorni alterni o consecutivi secondo la patologia. I trattamenti per essere efficaci vanno applicati a cicli della durata di 30-40 minuti,(una seduta sola non serve per risolvere il disturbo ma come valutazione) e di norma 7/8 trattamenti bastano per vedere notevoli miglioramenti. Si tenga poi presente che normalmente tra la terza e quarta applicazione si potrà osservare la così detta “reazione avversa” cioè un lieve e breve riacutizzarsi dei sintomi che è indice di sblocco energetico.
Per ciò che riguarda il costo dei trattamenti in genere variano in base alla figura professionale, ma direi che dai 30 ai 40 euro IVA inclusa e (ricevuta fiscale non scaricabile) rappresentino la normalità.

9 feb 2011

Pranoterapia scientifica

Alcuni estratti, brevi e chiarificatori, tratti dalle relazioni del dott. Daniele Gullà, ricercatore e Perito Antropometrico Forense scritte in collaborazione con l’ing. Luciano Pederzoli e visionabili alla sezione articoli del sito http://www.biopsicocibernatica.org potranno aiutare molti ad allargare i propri orizzonti e sfatare dicerie più o meno fantasiose e maligne sulla pranoterapia intorno alla quale circola tanta confusione e cattiva informazione. Spesso per catturare l’interesse del pubblico si scrive e si parla a sproposito, a causa di scarsa preparazione e falsa conoscenza, soltanto pochissimi si dedicano ad uno studio serio ed approfondito anche perché ciò richiede disponibilità in termini di tempo e di denaro. L’assenza poi di una legislazione in Italia sulle T.C , a differenza di altri paesi della comunità Europea, favorisce fortemente l’intrufolarsi tra noi di mercenari: i cosiddetti “santoni” o come dir si voglia. Ad ogni qual modo lo scopo che accomuna i sopra citati ricercatori così come quello di altri studiosi come me, non è quello di convincere gli ottusi, ma capire se vi sono principi e proprietà fisiche rilevabili e misurabili e renderle alla fine utilizzabili per il bene comune.
Daniele Gullà è responsabile del settore immagini presso il Laboratorio Interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica a Bologna di cui è anche coofondatore. E’ docente nel corso di Biopsicocibernetica presso il IV Dipartimento di filosofia, psicologia, sociologia e pedagogia dell’Università Aperta di Imola. Dal 2004 è nel Comitato Scientifico dell’Istituto di Ricerca della Coscienza di Roma. Ma senza dubbio lo ricorderete perché è spesso ospite di importanti trasmissioni televisive in reti nazionali ed internazionali e la sua attività di ricerca è frequentemente oggetto di pubblicazione da parte di periodici nazionali ed esteri.
TECNICHE IPERSPETTRALI APPLICATE ALL’ANALISI DELLE EMISSIONI CORPOREE E BIORISONANZE SPETTRALI CON MULTISPECTRAL THERMAL BIOSCANNER® D.Gullà
Ogni superficie esterna di un corpo, in virtù della sua temperatura e delle sue caratteristiche chimico-fisiche, emette radiazioni elettromagnetiche proprie, mentre riflette, assorbe o si lascia attraversare dalle radiazioni elettromagnetiche provenienti dall’ esterno. È perciò possibile costruire un grafico, detto firma o risposta spettrale, che rappresenta la riflessione o l’emissione elettromagnetica di quel corpo o della superficie terrestre (nelle ricerche satellitari) in funzione della radiazione incidente. Questa considerazione è alla base delle tecniche sviluppate per il riconoscimento delle superfici con metodi di tele rilevamento, per cui è possibile individuare la natura dell’oggetto investigato esaminando il suo comportamento spettrale. I satelliti geofisici, militari e non, si occupano, appunto, della registrazione e catalogazione degli elementi terrestri con fotografie  di tipo iperspettrale.

 La radiazione infrarossa (IR) è la radiazione elettromagnetica con una frequenza inferiore a quella della luce visibile, ma maggiore di quella delle onde radio. Il termine significa "sotto il rosso" (dal latino infra = sotto), perché il rosso è il colore visibile con la frequenza più bassa. La radiazione infrarossa ha una lunghezza d'onda (che è uguale alla velocità della luce divisa per la frequenza) compresa tra 700 nm e 1 mm. Viene  associata con i concetti di calore e radiazione termica, poiché ogni oggetto con temperatura superiore allo zero assoluto (in pratica qualsiasi oggetto reale) emette spontaneamente radiazione in questa banda (aumentando la temperatura, il picco si sposta sempre più verso il visibile finché l'oggetto non diviene incandescente).

EMISSIONE DEL PRANA 
Da quando sono diventate disponibili, a prezzi alti ma abbordabili,  telecamere militari “surplus” capaci di lavorare nell’infrarosso lontano (compreso tra 8 e 14 μm di lunghezza d’onda) si sono ottenuti risultati molto importanti riguardanti alcune capacità umane da sempre  considerate “paranormali”. A questo proposito un esempio particolarmente significativo riguarda le “doti” pranoterapeutiche.   Il dott. Daniele Gullà le ha rilevate prima, nell’infrarosso vicino, per renderle infine misurabili nell’infrarosso lontano. Nelle due termofoto  eseguite con una termocamera a sensore bolometrico (con risposta piatta da 8 a 14 micron di lunghezza d’onda) si è in grado  di rilevare la temperatura assoluta e le differenze di temperatura di 1/100 di grado.


Ambedue le foto (di cui sopra) riprese in condizioni identiche, (prima a sinistra poi a destra) durante una seduta di pranoterapia e a distanza di pochi minuti l’una dall’altra, mettono in evidenza la variazione di colore e di temperatura. Nonostante il breve tempo trascorso tra lo scatto dei fotogrammi si può notare chiaramente la differenza di colore sia sulla mano che sul viso, il colore rosso indica una temperatura più elevata. La dimostrazione dell’esistenza e la misurabilità delle capacità pranoterapeutiche sono state pertanto conseguite nell’infrarosso, la presenza di questo fenomeno e la sua misurabilità non possono essere pertanto più negati anche se ancora non sappiamo come e perché questo avvenga.
 
*dalla relazione  IL PUNTO DI UNA RICERCA SULLA PARAPSICOLOGIA  D.Gullà e  L.Pederzoli*
Ringrazio Daniele Gullà per la concessione delle immagini e per la gentile consulenza.

8 feb 2011

La Pranoterapia

Come tutte le tecniche naturali anche la pranoterapia considera lo stato di malattia come una disarmonia della mente-corpo-spirito che coinvolge l’interezza dell’essere umano in quanto unità inscindibile. Si basa sull’utilizzo del prana e delle tecniche per farlo circolare correttamente nel corpo umano nonché sull’analisi dei plessi nervosi o cakra, associati a organi fisici e alle ghiandole a secrezione interna del sistema endocrino corporeo. Le potenzialità di un pranoterapeuta sono quelle di ogni essere umano ma come ho spiegato nel post (Pranayama) attraverso l’esercizio o per dote naturale, esso possiede una sensibilità percettiva (da non confondere con la medianità) più eccentuata tanto da poter dirigere la forza, l’energia, la concentrazione; e una capacità innata di entrare facilmente in empatia. In passato la pranoterapia veniva praticata senza nessun riferimento né all’anatomia, né alla fisiologia tanto meno alla patologia. Oggi queste conoscenze specifiche sono insegnate nelle migliori scuole per operatori e sono ritenute fondamentali perché permettono di ricercare la zona da trattare, la causa, l’origine del dolore o del disturbo. 
L’energia emessa dal pranoterapeuta potrà essere percepita sotto forma di sensazione di calore, freddo, formicolio, pressione, leggera percezione di elettricità, ma anche sensazione di svuotamento mentale, di rilassamento e benessere diffuso. Le mani sono quindi un mezzo attraverso il quale possiamo ristabilire l’equilibrio omeostatico, ma possiamo anche ottenere delle informazioni, mediante l'analisi dei chakra e darne una interpretazione a livello psicosomatico. Il prana agisce a livello cellulare, rilassando le fibre muscolari, accelera il movimento delle cellule, riequilibrando il metabolismo e stimolando l’azione delle terapie farmacologiche per cui associata alle cure mediche abbrevia i tempi di guarigione.
Se usata in abbinamento alla moxa ha funzioni antalgiche, cioè può alleviare notevolmente dolori acuti e cronici di origine reumatica e traumatica. L’azione terapeutica si esercita per mezzo del “calore” (fotoni infrarossi) cioè per emissione di onde elettromagnetiche a bassa frequenza.
La maggior parte delle malattie influisce sul sistema nervoso, si tratta di un fattore accertato tanto che nel 70% di tutte le patologie si riscontra un’origine psicosomatica. In questi casi la pranoterapia può essere un grande supporto perché innegabilmente un pranoterapeuta è un sistema di supporto umano che fornisce di energia il malato fino a quando egli non è in grado di mobilitare le proprie risorse rigenerative. 
Con questo non si deve pensare alla pranoterapia come ad una panacea infallibile per tutti i mali,  spesso ci si rivolge a questa tecnica pensando di poter risolvere un problema al quale purtroppo, non vi è  soluzione, si è anche riscontrato secondo gli studi che l’ostilità e un radicato rifiuto verso il disturbo o il disagio poi sfociato in malattia, danno risultati pressoché negativi.
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