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02 giu 2011

Cancro e psiche

Esistono a tutt'oggi più di 100.000 tra pubblicazioni e saggi, oltre agli articoli scientifici, che parlano dell'eziologia Psicosomatica del Cancro, ma praticamente mai questa soglia di accesso ideologico è stata presa in seria considerazione. Non è ben chiaro perché la scienza sorvoli sulle ricerche empiriche soma-psiche sulle neoplasie quasi non considerandole, nessuna indagine è mai stata effettuata sui pazienti malati di cancro per dimostrare la validità o meno di queste teorie, prese in considerazione da sempre più numerosi come causa scatenante del “brutto male”. Eppure

 la Psiconeuroimmunologia PNI costituisce una chiara via interdisciplinare di mediazione, capace di considerare e confermare le connessioni fra psiche e cancro. La PNI è arrivata oggi, a quindici anni dalla sua nascita, a documentare che il cervello è in grado di influenzare il sistema immunitario attraverso un dialogo avviato per mezzo di molecole chiamate neuropeptidi che vengono rilasciate e captate sia dalle cellule nervose che da quelle immunitarie ed endocrine, la conseguenza più eclatante di questa scoperta è il fatto di dover riconsiderare la genesi di malattie tumorali, infiammatorie, metaboliche, autoimmuni e altre ancora tenendo presente anche l’ottica psicosomatica. Il dato significativo comprovato da numerose ricerche, ma raramente evidenziato dalla medicina tradizionale, è che situazioni di stress grave-continuato e di depressione, movimentano o inibiscono l’attività delle cellule natural killer. Il dr. Roberto Benini scrive: per come si manifesta e per come si muove il cancro ricorda incredibilmente la depressione psicologica: nella depressione psicologica l’individuo (o meglio, il suo giudice interno) attacca la personalità fino a sopprimerla, nella depressione somatica questo processo viene attivato da un sistema del corpo che ne attacca un altro fino a uccidere tutto il corpo. Nel libro “Dall’altra parte” il famoso cardiochirurgo Sandro Bartoccioni, ammalatosi di cancro allo stomaco scrive:- Il mio licenziamento è stata una storia dolorosa che neppure il cancro con il suo segnatempo ha eguagliato. Se il cancro ti cancella in poco tempo, dalla faccia della terra, un licenziamento per di più ingiusto, ti cancella in un attimo, per un attimo di onnipotenza, di arroganza o di rabbia o desiderio di vendetta, forse neppure seriamente valutato di un potente, tutto quello che hai costruito e sei stato, la generosità, il sacrificio, la preparazione accumulata di esperienza in esperienza, tutto viene disconosciuto, umiliato e non esiste più. Un altra prova di questa inesorabile Legge Spirituale, la troviamo anche nella morte del giornalista italiano Enzo Tortora il presentatore televisivo che fu ingiustamente accusato da un carcerato di essere uno spacciatore di droga; arrestato davanti alle telecamere, accusato ed imprigionato ingiustamente, soffrì terribilmente, Tortora che era vegetariano e tendenzialmente naturista, soffrì così fortemente questo trauma (conflitto irrisolto sui perché) da scatenare un cancro su se stesso e del quale ne morì qualche anno dopo. Tutte le famiglie che hanno un malato di cancro in casa, sanno che esso ha “subito” un grave conflitto spirituale irrisolto vissuto in solitudine (un lutto, la perdita del lavoro, perdita di un amore, un abbandono ecc), da 6 mesi a 2 anni prima della diagnosi di neoplasia. Un conoscente psicoterapeuta e psicologo ha scritto questa lettera: "Nei mesi che hanno preceduto la diagnosi del mio tumore era proprio così che mi sentivo; in uno stress generato da un conflitto spirituale irrisolvibile e vissuto in solitudine, cioè interiormente e con grande sofferenza.  Qualche giorno prima di fare l'ecografia rivelatrice ho fatto sogni orribili di aggressione a cui non riuscivo a sfuggire. Il mio stato d'animo era caratterizzato dall'angoscia di chi sta per soccombere. Il mio tipo di cancro non dà alcun sintomo. E io non sono molto incline ad abbandonarmi a considerazioni poco concrete, dal momento che sono uno psicoterapeuta professionista. Ma che il cancro possa essere una malattia dell'anima comincio a pensarlo dal giorno in cui ho conosciuto la mia diagnosi terribile.
Senza dilungarmi ulteriormente con innumerevoli citazioni di altri autori, posso senz’altro portare la mia testimonianza. Mio padre è morto lo scorso anno di tumore polmonare, un microcitoma a piccole cellule,  una esplicita sentenza di condanna a morte senza possibilità di appello. Non so quanto abbiano inciso la sua depressione e i gravi litigi familiari  sull’insorgenza della neoplasia, come operatore pranoterapeuta posso confermare con sicurezza la sofferenza psicologica per il grave conflitto interiore presentatosi non più di due anni prima della diagnosi di malattia, la quale a parte l'insufficienza respiratoria, rimase asintomatica fino quasi all’ultimo stadio e dove il patimento più penoso fu rappresentato dalle cure chemioterapiche di aggressione alle cellule tumorali e dalla radioterapia, queste tecniche oncologiche, almeno in questi casi non fanno altro che prolungare un martirio (questo è il termine appropriato) distruggendo lentamente le funzioni di altri sistemi del corpo,  innescando ulteriori e sempre più gravi complicazioni fisiologiche.
Dall’altra parte- Bartoccioni S.- Bonadonna G. -Sartori F. 
Edizioni   Bur -Biblioteca Univ- Rizzo
www.mednat.org 
                                                 

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