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07 mar 2011

Moxa

Moxa il termine deriva dal giapponese Moe Kusa  che significa  erba che brucia.
Si può definire anche termoterapia localizzata, che consiste nell’applicazione di calore concentrato su alcuni punti specifici di agopuntura. L’applicazione viene effettuata utilizzando bastoncini o sigari di artemisia vulgaris (pianta spontanea della famiglia delle composite o Assenzio cinese)  medicata e senza fumo oppure naturale e applicata a pochi cm dalla pelle per riscaldare i punti, disseminati lungo i meridiani energetici, che sono gli stessi dell’agopuntura. Secondo i principi della MTC la malattia è causata da una carenza o da un ristagno di  energia, la moxa agisce rimuovendo i blocchi energetici e ripristinando la corretta circolazione. E’ utile in tutte le malattie del freddo, con ciò s’intende in medicina tradizionale cinese i disturbi acuti e cronici di origine reumatica, a differenza dell’agopuntura, che tra l’altro può essere praticata solo da medici agopuntori, la moxa localizzata non è invasiva e ha pochissime controindicazioni.

Le controindicazioni assolute sono: la febbre a 38°, varici, ulcere cutanee, micosi, edemi linfatici, alcuni casi di diabete e ipoestesia, poiché la scarsa sensibilità cutanea può dare luogo a bruciature.


Immagine ripresa nei laboratori biomedici dell’Università di Graz (Germania) anno-2005
meridiano dello stomaco dopo moxibustione visualizzato termicamente da autori tedeschi: Klaus Peter Schlebusch, Walburg Maric Oeheler and Fritz Albert Popp, Ph.D.




L’immagine è tratta da Tecniche iperspettrali applicate  all’analisi delle emissioni corporee e biorisonanze spettrali  con MULTISPECTRAL THERMAL BIOSCANNER®
del dott.  Daniele Gullà

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